
Nel 1902, in America, nacque una bambina che venne chiamata Sarah. Prima di lei, i suoi antenati conobbero la schiavitù nelle tribù indiane delle tribù dei Creek; nel 1865 però la Guerra di Secessione cessò e finalmente la schiavitù fu abolita. A questo punto le persone che erano state rese schiave, ormai liberate, vennero ricompensate con un pezzo di terra. I criteri di distribuzione degli appezzamenti agricoli, erano comunque vincolati da un principio razzista: ai bianchi spettavano i terreni migliori. Fu così che al padre di Sarah, Joseph, venne ceduto un pezzo di terreno che appariva incoltivabile, necessitava di molti chilometri per essere raggiunto ed era sottoposto a 30$ di tassa annuale, che era da considerarsi per l’epoca una cifra considerevole.
Il padre di Sarah quindi tentò in ogni modo di venderlo, decidendo di recuperare almeno una piccola somma; anche questo però si rivelò un piano destinato a non funzionare, infatti non gli venne permesso di vendere il terreno perché questo venne concesso in virtù agli accordi tra la popolazione dei Creek ed il governo.
Quella che parve però essere un’ennesima complicazione, avrebbe avuto un esito diverso.
Nel 1911, Joseph oramai forse senza speranze, tenta l’ultima occasione. In contatto con la Standard Oil Company, azienda che si occupava di trovare il petrolio, decide di tentare la sorte affidandogli il terreno.
Passarono due anni e la ricerca non ebbe esito positivo.

Sarah intanto cresceva, e nel 1913 al compimento dei suoi undici anni, la trivella petrolifera trovò davvero quello che veniva chiamato l’oro nero.
Fu così che quel terreno che pareva sterile ed era pesantemente tassato dallo stato, cominciò a diventare la miniera d’oro della famiglia Rector. Si stima infatti che la produzione di barili di petrolio si aggirasse sui 2.500 al giorno, per un guadagno corrispettivo di 300$ equivalenti a 7.500€ odierni.
Siccome la giovanissima Sarah, era però rimasta sola, il governo non si lasciò sfuggire l’occasione di trovarle un tutore, che apparentemente avrebbe dovuto occuparsi della ragazza e di gestire la fortuna per il suo benessere. Così ovviamente non fu; il tutore bianco scelto per Sarah Rector, si rivelò essere un’affarista ed imbroglione, che voleva solamente mettere le grinfie sulla fortuna della giovanissima ragazza.
Destino vuole però, che Booker T. Washington figura di spicco e riferimento della comunità afroamericana dell’epoca, venne a conoscenza della situazione e messosi in contatto con la National Association for the Advancement of Colored People (NAACP), Associazione statunitense per i diritti e l’affermazione delle persone di colore, si batté per i diritti della ragazza circuita dal sistema e dal governo.
Grazie a lui la ragazza si diplomò, risollevando le sorti di quella che pareva essere la fine della storia.

Nonostante il lieto fine, che vede Sarah Rector con le redini in mano della sua vita e del suo patrimonio, l’ulteriore lezione di esperienze di vita non finisce qui.
Il governo infatti non riusciva ad accettare che una tra le persone più ricche del pianeta fosse afroamericana, e decise quindi di dichiarare che Sarah Rector fosse di carnagione bianca.
Gli spunti di questa storia sono molti, riflessioni svariate che possono riportarci a dinamiche ancora vive nei giorni nostri. Noi siamo rimasti però affascinati da quella casualità che non è veramente caso; di come talvolta un progetto apparentemente fallito, o gli ostacoli che ci si pongano davanti possano infine nascondere qualcosa di migliore.
Dall’inizio alla fine la famiglia Rector, ha subito discriminazioni ed è stata pesantemente ostacolata da inghippi burocratici e sotterfugi legislativi, una situazione problematica che poteva sembrare per lo più senza fine e senza lieto fine.
Nessuno avrebbe immaginato che poco dopo, la stessa fonte di problemi e preoccupazioni si sarebbe rivelata essere la soluzione ad ogni difficoltà.
E voi? Cosa ne pensate della storia di Sarah Rector? Ne eravate a conoscenza?



